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ARTICOLO TRATTO DA 'BLOW UP', n. 43, febbraio 2006.
voto: 7/8 Entrano nei meccanismi del punk funk e trovano le variazioni sintattico strutturali che rendono 'Terriblez' tremendamente eccitante. Innanzi tutto una trama certosina di chitarre, fatta di accordi e fitte linee melodiche acustiche raddoppiate che va a riff con elettricità math (Tou Know to Not Know). E' come se i Feelies si mettessero a suonare il noise. Altre piccole genialità. Le voci vocoderizzate di Concept e il bridge con le chitarre che delineano la melodia su altezze differenti mentre nel refrain esplode uno speedball stile June of 44 con i freni rotti. Sintetizzano, come pochi altri, il gusto del fraseggio (Blonde Red Head) e la veemenza diretta del noise, quasi sull'orlo del metal (Pnx vol.2). Straordinario il calambour post crossover. Art indie di pregiata fattura. Da non perdere. Dionisio Capuano ----- ARTICOLO TRATTO DA ‘NERDS ATTACK - MUSICAROMA UNDERGROUND’ Emanuele Tamagnini ----- ARTICOLO TRATTO DA 'LA CIVETTA', a. XI, n. 1, gennaio 2006 Les Petz. Chi sono costoro? Una strana mistura. Dentro ci troverete di tutto, la spinta propulsiva, il batterismo al limite del metal, preciso e dinamico, di Beppe “drum machine” Mondini, le linee tormentate e gentili della chitarra di Andrea “Rasta” Cogno, il basso presentissimo e potente di Marco Boletti (le fondamenta della casa) e l’istrionico frontman di scuola stardustiana, impegnato a sperimentare con aggeggi elettronici, chitarre ritmiche e voci intubate: al secolo Andrea “Andj” Adami. Tutto questo sono, in sintesi, i petits enfants terriblez; un grande punto di incontro tra sonorità post rock, electro-pop, una dose di elettronica, una strizzata d’occhio ai Depeche Mode degli anni Ottanta, al noise e al gusto del ritornello orecchiabile. Aggiungendo solo una spruzzatina di dance per la sezione ritmica e qualche charleston in levare (è ora di smetterla, però, di paragonare tutti i gruppi che usano quell’accorgimento ritmico ai Subsonica, come non fosse mai esistita la Motown…) ci avvicineremo alla definizione del loro sound. In questi mesi i nostri hanno messo sul loro sito, www.lpetz.net, un demo autoprodotto e scaricabile gratuitamente dal web. Un demo che consta di cinque pezzi e di cui esiste anche una versione in cd, in cento copie numerate. Chi vi scrive ha ottenuto un’onesta copia 97, per la cronaca. Partiamo dalle considerazioni di base. Il disco è bello, ben suonato, ben strutturato. E' pensato, ha un pack intelligente e stiloso. Tuttavia, alcuni dei pezzi migliori sono stati lasciati da parte (in attesa di registrare un lp?!) e la resa complessiva è vagamente magmatica, in altre parole il suono sembra un po’ impastato. La percezione che se ne ha è quella di una ripresa molto accurata ma che lascia percepire un quid di registrazione live. Il tutto è davvero godibile, tuttavia la sezione ritmica ne risulta un po’ penalizzata a discapito della voce che, contrariamente a quanto avviene nei concerti, si ritaglia uno spazio anche troppo vistoso. Le scelte tendono ad una norma, ad un suono standard. Così la voce si fa canto invece che strumento, il rullante perde un po’ della sua furia e le chitarre d’abbellimento si schiacciano sullo sfondo. Poco male. Le splendide “No, martina”, il cui riff chitarristico ci ha stregato, e “concept” fanno passare in secondo piano questi inevitabili difetti. La scelta netta è, invece, quella di cantare in inglese (con lievi intromissioni francofone). I testi, scritti da Andj Adami, procedono per accumulo di immagini, sensazioni vaghe, rimandi poetici, con qualche chorus veramente azzeccato (oh my God, my obsession…). Niente male, insomma. Anche se i quattro terribili danno il meglio di sé nella dimensione live. Del resto il progetto era iniziato così, nel 2000. L’idea portante era quella di un canovaccio noise-danzereccio per libere improvvisazioni e, nonostante gli aggiustamenti di formazione (allora c’erano Mattia “Champ” Campioni alla batteria e Attilio Marini alla chitarra) il concetto non è molto cambiato. Costringere tanta energia in quattro minuti di canzone non è facile, i Petz sono nati per farci ballare e non amano le forme chiuse. Fabio Alessandria ----- ARTICOLO TRATTO DA 'www.UndergroundZoneVR.tk', gennaio 2006 voto: OTTIMO Proposta difficile da etichettare quella dei LES:PETITS:ENFANTS/TERRIBLEZ, band bresciana attiva già da qualche tempo. Inizio subito mettendo in chiaro che il loro EP mi è piaciuto molto e dicendo che io, solitamente, non ascolto cose che si avvicinano granchè alla loro proposta... Ma cosa suonano questi ragazzi? Direi rock/noise/alternative fondamentalmente. Melodie soffuse si mischiano con voci filtrate o filtratissime ("Concept"), improvvise esplosioni di potenza ("Pnx vol.2") si placano in parti arpeggiate assolutamente originali ed evocative ("You know to not know")... insomma molta carne al fuoco e ben cotta! Nessuna paura di osare e grande originalità, oltre che un'ottima padronanza tecnica, caratterizzano questo quartetto e lo distinguono da una miriade di altre band pseudo-alternative... La differenza principale con altri act è che i LES:PETITS:ENFANTS/TERRIBLEZ convincono! E tanto! Sarà la piacevole voce di Andj filtrata sempre perfettamente, saranno i riff di chitarra che si incastonano sapientemente, sarà la perfezione esecutiva della sezione ritmica ma i 4 sorprendono davvero! Sicuramente la loro proposta potrà lasciare un attimo spiazzati gli ascoltatori, non dico di no, ma già dal secondo ascolto capirete che le loro creazioni sono delle piccole grandi perle che sanno quando colpire duro e quando far sognare. Promossi! P.S.: sul loro sito www.lpetz.net è possibile scaricare interamente l'EP che qui ho recensito perciò... correte a farlo subito! Non credo ve ne pentirete! ad Aprile 2005 li vidi anche dal vivo e vi assicuro che sono molto coinvolgenti non tralasciando, oltre all'aspetto musicale, anche quello visivo... Bomma |
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